Abbots Way – Come nasce un Ultratrail

 

Tra polvere, àmor, funghi porcini e gutturnio.

Di Elio “Helyos” Piccoli

Nel 1999 un primo convegno di storici medievali sancisce di fatto l’inizio della ufficialità storica del percorso denominato Via degli Abati, con un seguente contributo scritto che tratta del cammino appenninico verso Roma con l’attraversamento di paesi di montagna.

Il tratto fungeva da scorciatoia per chi, con mezzi leggeri, voleva attraversare i monti senza percorrere strade pericolose a rischio di agguati o con eventuali gabelle dei signorotti locali.

Il monastero di Bobbio, viene fondato da un monaco irlandese, San Colombano, che attraversando l’europa passando per la Francia, fonda importanti monasteri come Annegray e Luxeuil. Su concessione longobarda di Agilulfo e Teodolinda nel 613 si ferma a Bobbio da dove partirà uno dei più importanti progetti culturali dell’epoca con l’avviamento di un vero e proprio centro di studi, uno scriptorium, che arriverà a manifestare i suoi poteri sino al 1000 circa, inizio della decadenza del potere abbaziale.

Il tutto viene alla luce grazie al lavoro dello studioso di storia medievale, nonchè appassionato camminatore Giovanni Magistretti. Attorno al ’95 parte da Bobbio (Pc) e comincia cercare documentazione storica circa l’antico monastero del suo paese adottivo e prosegue incessantemente il suo lavoro di ricerca. Materiale se ne trova poco, ma basta per capire che in alcuni tratti che portano a Pontremoli (Ms) esistevano xenodochi (rifugi, ostelli), che fungevano da veri e propri alberghi dell’epoca (o hospitali) per pellegrini, viandanti e religiosi, che percorrevano la via verso Roma, per portare al Papa beni e per ottenere nel contempo concessioni e che spesso vedevano gli Abati in contrapposizione ai poteri dei Vescovi. Nel 2007 conosco Giovanni Magistretti casualmente. Come guida escursionista uisp cerco un sentiero nella zona di Bobbio, ne trovo alcuni interessanti spezzoni sul web e lo metto a disposizione dei futuri partecipanti. Immediatamente vengo contattato telefonicamente dallo stesso Giovanni per un breve colloquio, capisco subito che è un lavoro importante, quello fatto da lui, ma soprattutto che stiamo parlando di anni di lavoro. Secoli di storia.

Alla sera mi invia tramite e-mail un roadbook scritto con note brevi ma chiare, così il giorno successivo metto lo zaino in spalla e parto alla volta di Bobbio, del sentiero percorro una ventina di chilometri, ma mi basta per vedere e capire che il sentiero non è solo bello, ma ha un fascino molto particolare.

Arrivando a Coli e visitando le grotte dove si dice che Colombano sia andato a morire, mi innamoro della selvaggia inquietudine che tormenta la val Curiasca. Nasce immediatamente la voglia di farla tutta, di divorare il percorso, di inglobare un tracciato che si inerpica per valli nascoste, di conoscere a fondo l’anima di questo prodigio spirituale e naturale. Ci vuole tempo, Giovanni è una persona disponibilissima, per me come un padre e ci troviamo ottimamente, lui capisce la mia voglia di conoscere ed io il suo grande lavoro fatto, sempre a piedi in pieno spirito trail, di ricerca dei luoghi da attraversare. Comincia la conoscenza della Via degli Abati, composta da una ridda di nomi fatta di personaggi storici, luoghi naturali e località, visto che si attraversano sei comuni e tre province, la voglia di organizzare un trail su quella via cresce prepotentemente ed inarrestabile. In Italia non esistono ancora ultratrail oltre 100 chilometri, solo il Cro-Magnon e l’Utmb, ma non sono completamente italiani, una bella sfida. Le difficoltà sono tante, ma in un anno riusciamo a congiungere ogni punto, riusciamo a percorrerla tutta toccando e provando anche sentieri alternativi. Giovanni è una miniera di informazioni che non si fermano agli abati, imparo più storia da lui che in 15 anni di scuola…e le giornate volano via tra polvere, funghi porcini, amor (dolce tipico pontremolese e borgotarese), gutturnio e pane e salame, anche se lui a dire la verità è un fan di toast al prosciutto e formaggio. Conosco in un bar di montagna Armando Rigolli e sappiamo a vicenda che ci piace la corsa in montagna, non abbiamo mai avuto occasioni di dialogo, ma contemporaneamente ci lanciamo una proposta reciproca, lui mi parla di un’ecomaratona (quella che diventerà dei Dragoni) ed io rimando con un’ultratrail di 120 chilometri, mi guarda di sbieco con il suo sorriso incredulo, ma non resiste alla tentazione. Ci siamo, connessione fatta, dice che per lui si può fare, ma si capisce da subito che sarà dura. Due manifestazioni grosse, di impegno, quanti siamo? Contatto Maria Elisabetta Bellini, alla quale piace molto il progetto Abbots e mette la sua capacità di grafico e gestore del sito, la sua lingua di conoscenza principale è l’inglese dato che è nata e cresciuta a Londra, ne parlo con lei in un locale di Bologna dove pranziamo poco emilianamente macrobiotico. Siamo pochi ma buoni e si sà la passione può fare miracoli. Riusciamo a visitare i comuni, la nostra proposta piace, la montagna ha bisogno di essere frequentata ma anche conosciuta, noi ci siamo. Di lì sarà un vortice, un continuo viaggiare per cercare, tracciare, passare giornate sulla via, divulgare le conoscenze, coinvolgere persone e provocare emozioni. Mi perdo e mi ritrovo, corro di qui e di la sui sentieri lunghi dell’Abbots, ma non ci fermiamo mai in un crescendo di esperienze e contatti. Dai due iniziali, ad oggi, ci sono decine di sostenitori e volontari, sulla AbbotsWay per ogni comune attraversato , tutti consapevoli che occorre lavorare tanto.

Noi Lupi d’Appennino non ci facciamo caso, per noi è un divertimento, un divertimento fatto di polvere o fango, àmor, funghi porcini e gutturnio e qualche volta la Polvere ed il Fango, oltre che dalla strada, è bello prenderli anche dalla storia….

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