COMMIABBOTS

Sono in treno con il mitico Gianni. Il locomotore sbuffa un poco perché la strada sale… stiamo andando a Pontremoli sede di partenza dell’ Abbots Way. Ho delle aspettative per questa gara e non potrebbe essere altrimenti: non ci si può sempre accontentare di finirla come ho fatto dalla mia prima partecipazione. L’obiettivo cronometrico è stare sotto le 20 ore. L’anno scorso non mi è riuscito per 20 minuti, quest’anno ci voglio provare. Ho iniziato la preparazione in inverno e sono conscio di avere ottime possibilità.

Gianni lo nasconde ma so del suo ottimo stato di forma. Ha un bellissimo tempo sul giro da Pontremoli a Bobbio, abbondantemente sotto le venti ore. Sono un poco invidioso.

Il treno ferma.  andiamo verso il ritiro del pettorale e vediamo la nostra coinquilina Cristina. Si riforma così il trio risultato vincente al Bianco dello scorso anno: 3 piacentini arrivati su tre. Al briefing ci dicono dell’assenza del fango e mi rincuoro. Saluto le persone che conosco e mi accorgo di moltissime facce nuove: linfa vitale per uno sport in crescita esponenziale. Bene cosi.

Cena frugale poi tutti a nanna presto e dopo una notte ovviamente insonne eccoci alla partenza. La mia strategia è semplice ma di sicuro effetto: mangiare poco e spesso alfine di evitare l’annoso e ahimè drammatico problema legato al mio stomaco, il quale non sembra digerire molto bene le lunghe distanze. Ancora dolorosi infatti sono i ritiri alla dolomiti extreme e al cro degli anni passati. Spero di cancellarli in un solo colpo con una bella prestazione. Le premesse ci sono tutte.

Dopo pochi km dal via vengo raggiunto da Giulio e devo ammettere di trovarmi di fronte ad uno straordinario animale da endurance. Quest’anno affronterà il TOR per la seconda volta, in gennaio si è digerito la grande corsa bianca in versione integrale e Dio solo sa quanti altri trail.. in apparenza nulla può scalfirlo. Tenace come pochi. Parliamo amabilmente (posso finalmente ritornare al mio amato dialetto senza paura ) del nostro straordinario sport, si dimostra un interlocutore forbito e appassionato ma confessa di allenarsi un poco alla buona. Meno male penso io se no mi avrebbe subito staccato.. mi confessa di voler smettere presto con le lunghe distanze. Rimango allibito… se non ha una predisposizione naturale lui non saprei davvero chi possa averne.

Dopo una manciata di km veniamo raggiunti da Cristina. È veramente in grande forma. Così siamo un bel terzetto a volte mutabile in duetto… l’eclettico e talentuoso Giulio sparisce per poi materializzarsi più fresco che mai… un portento.

Arriviamo a Borgotato e sto una meraviglia. Già iniziamo a recuperare alcuni atleti e la mia tattica sembra funzionare. Ai ristori ci si ferma pochissimo. Ho una sensazione estremamente positiva.

Le ore corrono veloci e giungiamo al ristoro di Osacca notoriamente imbandito a mensa luculliana. Ha inizio il dramma. Non vedo niente di appetibile.. gli altri ingollano di tutto ma a me sembra non andare nulla. Do la colpa alle mini porzioni ravvicinate consumate fino ad ora e mi auto convinco di stare tranquillo anche perché fisicamente sto davvero bene. Ma nel mio inconscio appare minaccioso il demone della nausea e inappetenza.

In una piccola frazione alberga il cartello (già visto lo scorso anno ) “ dove inizia il vostro divertimento finisce la mia libertà “  allora , dico io, potevi pure andare ad abitare sul monte pirlone così almeno sentivi gli ululati dei lupi.. quelli veri. L’educazione è sempre un accessorio .

Ma è solo una distrazione perché il mio stomaco mostra già i muscoli e la riluttanza alle lunghe distanze. Non riesco più nemmeno ad ingoiare una zolletta di zucchero. Dopo nemmeno metà percorso sono già alla frutta.

Con non poca fatica arriviamo a Bardi, io steso e inappetente mentre Cristina con capogiri e stomaco sottosopra. In quanto a Giulio sembra nulla lo possa scalfire. Mangia con calma e ci aspetta Gli faccio capire (ma è lapalissiano..) di andare e non aspettarci ma lui decide per il contrario… insondabile. Per il resto il solito ospedale da campo: persone con la flebo attaccata ed altre già senza pettorale. Alla fine i ritiri saranno tantissimi rispetto allo standard della gara.

Ordino una minestra con il brodo, il vero toccasana. Nulla. non riesco a mangiarne nemmeno un cucchiaio. È la fine. Ho la testa tra le mani e mi viene da piangere per un mix di arrabbiatura e frustrazione. Mesi di preparazione, alimentazione variata ma il risultato non cambia. Vedo gente che da poco si è avvicinata alle ultra cambiarsi e mangiare normalmente mentre io sono alle prese con la mia solita crisi da principiante che in tutti questi anni non sono mai riuscito a superare. Mi fermo. Non posso proseguire cosi. Cristina è davanti a me e si fa portare un gelato da sua suocera. Decido di approfittare del suo buon cuore e ne chiedo uno per me. Solo ora mi rendo conto di non averlo pagato. Un vero signore.

Ma inaspettatamente riesco a mangiare il fresco ristoro. Controllo l’orologio e scopro con raccapriccio di essere fermo da quasi un’ora. Tutto è ormai sfumato.  Cristina sta proprio male e non ce la fa a ripartire. Sono solo perché Giulio potrebbe decidere di abbandonarmi in qualunque momento. Provo a farmi forza: prendo il cellulare e chiamo il mitico Gianni. Ho la flebile speranza di precederlo e quindi di ritrovarmelo tra poco a Bardi, ma svanisce come una bolla di sapone in quanto sta già attaccando il lama.

Ad un tratto la svolta. Entrano due amici, Matteo e Fabrizio. L’uno messo bene, Fabrizio au contraire ha i miei stessi sintomi ma mi sorprende subito per la sua tenacia. Infatti dice di essere tranquillo e di provare a mangiare. Sicuramente ripartirà. D’altronde aver finito l’UTMB sarà servito a qualcosa…

Sono indeciso sul dafarsi mentre meccanicamente vado verso lo zaino e prendo il necessario per la notte compresi guanti e passamontagna (che incautamente posiziono male e perderò durante il tragitto. Porc..). la mia testa ha deciso di provarci, quindi attendo Matteo e fabri e ci muoviamo verso il lama non prima di aver salutato Cristina. La sua avventura finisce a Bardi. Mi spiace per lei ma obiettivamente è veramente stremata.

Cosi si forma un quartetto con Giulio a fare da jolly ora davanti, attendendoci e cincischiando al cellulare, ora dietro.

Salita al lama abbastanza agevole per l’assenza quasi assoluta di fango, poi si scende verso Bruzzi, dove notoriamente oltre al sempre fornitissimo ristoro c’è un bar che può essere provvidenziale. Mentre scendo avverto fame e freddo quindi indosso la giacca come Matteo e fabri. Ovviamente Giulio è senza e non sente fatica ne tantomeno freddo. Stoico. A mio parere sarebbe potuto arrivare 3 ore prima ma lui non se ne è mai curato.

Arriviamo a Bruzzi e mi fiondo subito all’interno del bar. Mi siedo e mi dico chi me lo ha fatto fare di ripartire. Ho una fame pazzesca ma nausea. Bevo acqua e gazzosa .

Al mio tavolo siede un uomo enorme del peso stimato di 160 kg. Capisco chi è perché me ne ha parlato mio padre, originario di Groppallo: il proprietario del bar. Ha il mio stesso cognome anche se non siamo parenti. Scambiamo 2 chiacchiere e comprende il mio stato di grande prostrazione. Deve ingerire alcune medicine (ne ha un vassoio pieno..) e così ordina alla figlia una pizza. Quando arriva la osservo compiaciuto e mi ritorna l’appetito. Lui capisce e me ne offre 2 fette così la fame un poco cala e ripartiamo non prima che Matteo mi ricordi della frontale da accendere in quanto io sarei uscito senza. La lucidità è assai lontana.

Non so bene in quale frangente perdiamo Giulio. Non mi capacito dell’enorme pazienza che ha avuto nell’aspettarci fino ad ora. siamo un terzetto e basta.

Giungiamo a Farini. Il ristoro è ben fornito e per fortuna riesco ad ingollare un poco di minestra in brodo con formaggio abbondante. Matteo sembra in forma mentre fabri è più in crisi di me e riesce a mangiare a malapena. Magra consolazione..

La famigerata ed eterna salita della sella ci si presenta impietosa. Prima ci accoglie quasi distratta tra le sue dolci spire poi ci fa soffrire tra le pendenze più insidiose e impervie. Dopo 2 ore arriviamo al ristoro della protezione civile ma siamo all’esterno e con soli liquidi. In fretta ripartiamo, ad aspettarci il ristoro di coli. È un sogno… dopo anni di promesse mai mantenute vediamo 2 ragazzi nel centro del paese offrirci cibo e bevande. Finalmente!! Mangio anche per gli anni addietro nei quali ci hanno abbandonati al nostro destino. Ultima breve salita poi il budello finale. Durante la discesa della prima edizione da me affrontata, nel budello finale mi trovavo letteralmente senza gambe e sembrava non dovessi più vedere il ponte gobbo. Ricordo che ad ogni sasso, ad ogni scalino puntavo i bastoni e mi maledicevo. Questa volta scendo a cannone superando un bel pò di gente piantata. A Matteo dico che siamo arrivati talmente tardi da non trovare più nemmeno il gonfiabile all’arrivo… mi fulmina con lo sguardo e decido di non insistere.

Ponte gobbo e arrivo a braccia alzate. Appena oltrepasso la linea lancio a terra i bastoni con un gesto di stizza e chi vedo ad attendermi… il mitico Gianni con Sonia e Leo. Non ci posso credere. Mi hanno aspettato per ore… un gesto che mi lascia sgomento. Non vi ringrazierò mai abbastanza.  Il tempo di prendere la medaglia e siamo già in auto per il ritorno. È fatta.

Per me le gare lunghe finiscono qui. quando il divertimento va a farsi benedire ed è la sofferenza a farla da padrone sempre e comunque, è meglio smettere. Ogni tanto dobbiamo ascoltare il nostro corpo ed il mio ha innegabilmente dato il suo incontrovertibile verdetto.

Per quelli che si stanno avvicinando alle gare di endurance dico di non arrendersi alle prime difficoltà. Gli innegabili vantaggi soprattutto psicologici che si ottengono valgono bene un poco di fatica.

Posso dire senza retorica e falsa morale di essere una persona migliore da quando la strada si è allungata sotto i miei piedi. Nella distanza trovate la felicità.

Cesare

 

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Giovanni Molinari: un’Abbots dedicata ai Vigili del Fuoco

Giovanni Molinari è un Vigile del Fuoco Volontario del Comando Vigili del Fuoco di Parma, ed ha corso l’Abbots Way con il pettorale n. 160.

Ha percorso il tratto Pontremoli, Borgotaro, Bardi rimanendo nei tempi di percorrenza della gara, con l’ottimo tempo di 13h e 48min. Un risultato sorprendente visto che ha percorso la via, con uno zaino alpino di 12 kg.

Qui sotto il suo racconto:

Ho fatto tutto questo in quanto noi Vigili del Fuoco siamo chiamati a fare interventi di soccorso in zone impervie nel minor tempo possibile (VEDI TERREMOTO CENTRO ITALIA), utilizzando equipaggiamenti, attrezzature pesanti e ingombranti.
Ho colto l’occasione durante una gara come la Abbots di verificare quali erano le mie capacità di limite fisico e mentale durante uno sforzo prolungato di quasi 14 ore.
Ho scelto un ultratrail in quanto gara contro il tempo, quindi più stimolato e perchè, per ragioni di sicurezza avevo bisogno, essendo da solo, di un continuo monitoraggio da parte di qualcuno.
Ottima idea di controllare tutti i partecipanti alla gara con il sistema GPS  come viene fatto per i soccorritori.
La mia prestazione è come una vittoria in quanto rimasto nei ”cancelli”  dei tempi consentiti per questa competizione e volevo dedicarla a tutti i Vigili del fuoco Volontari D’Italia deceduti durante  interventi di soccorso e ha tutti i Vigili del fuoco Volontari  che lavorano nella precarietà del soccorso e che la maggior parte della gente non conosce.
Si ringrazia sentitamente tutto lo staff della gara e tutte le associazioni di volontariato e  singoli cittadini che si sono impegnati nella grande assistenza.
Sicuramente tornerò ha farla in staffetta anche nella parte notturna con qualche mio collega Vigile del fuoco, IL SOGNO E’ QUELLO DI FARLA TUTTA SINGOLARMENTE CON LO ZAINO DA INTERVENTO PER SOCCORSO.
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2017 Fotografie Abbots Way

Ancora grazie della vostra numerosa partecipazione a questa decima edizione dell’Abbots Way. Avete portato tutta la vostra ENERGIA e VITALITÀ’ sul sentiero storico della via degli Abati.

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Ed ora potrete ammirarvi e rivivere le immense emozioni della corsa, con gli splendidi scatti di Simona Foi, già fotografa dei Lupi d’Appennino al Winter Trail del Parco:

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Il prossimo appuntamento dei Lupi d’Appennino si correrà domenica 28/05/017 a Bettola (PC) al Trail Alta Valnure (sito web: http://trailaltavalnure.wixsite.com/trailaltavalnure)

Ci auguriamo di vedervi presto sui crinali dei nostri spettacolari appennini…

“Perchè l’ultra dopo un certo punto non è più una prestazione fisica…assolutamente no…nell’ultra vai a vedere l’anima” (cit.Terzani-Graglia)

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2017 Classifiche The Abbots Way

Classifiche dell’Ultratrail The Abbots Way 2017 !

Grazie d’aver trascorso insieme a noi un weekend su favoloso Appennino Tosco-Emilano !!!

Grazie a TUTTI !!!

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Bonaffini Concetta vince la tappa unica 2017

Col tempo di 19:48:53, Concetta vince la decima edizione dell’abbots way 125km!

Al secondo posto Mustica Teresa col tempo di 20:23:29, mentre al terzo posto Corti Caterina che ha chiuso la gara in 21:03:17

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