Paolo Conte ha corso l’Abbots con me! Di Franca Cantoni

“Basta resistere, basta ripetere, fissare un codice…così si fa….làrillallerullà! Chi non l’avesse mai sentita corra subito ad ascoltare questa canzone (La vecchia giacca nuova, P. Conte) prima di leggere le mie impressioni sull’Abbots. Sono queste le parole che mi son ripetuta ogni volta che mi sono trovata in difficoltà…e vi garantisco che l’ho canticchiata diverse volte!

Per me è la prima esperienza all’Abbots: un cerchio aperto un anno fa mentre a Bobbio attendevo con guardingo stupore e pura meraviglia di ultimi a tagliare il traguardo e tra me e me dicevo “ma chi gliel’ha fatto fare”?. Trascorre il tempo, passa lentamente una stranissima l’estate, ritorna l’autunno e con questa stagione l’inizio dell’anno accademico…dimenticavo di dire che insegno in università (sì sì sono quella prof che lo scorso anno ha portato 100 studenti al Trail dell’Alta Valnure, io in persona!). Mentre insegno scrivo, faccio ricerca. L’argomento che mi sono scelta quest’anno è la resilienza, la capacità di resistere alle avversità e di fronteggiare le crisi che inevitabilmente si presenteranno sul percorso che porta verso il raggiungimento di un obiettivo sfidante.

Scrivo, scrivo tantissimo, mi viene fluido non mi devo sforzare più di tanto. Ma ecco l’episodio: un tranquillo mercoledì pomeriggio sono a casa con due amici (uno è Gigio Arata) e l’altro Andrea (estraneo al mondo trail, addirittura alieno al mondo ultratrail). Mentre sto intervistando Gigio, Andrea abbarbicato sul divano si rivolge a me e fa “Oh Cantoni, la facciamo quest’anno l’Abbots”?. Non l’avesse mai detto!!!! Già l’idea mi girava in testa da qualche mese, le condizioni fisiche più o meno c’erano….Gigio con la sua prontezza si distoglie dall’intervista e dice “Se vuoi farla, io ci sono. Te la faccio fare”. Ding dong! Deal done!!!!

Il sabato succesivo eravamo già attivi con la preparazione atletica. I monti locali per noi non conoscono segreti: in lungo in alto, per traverso, in obliquo….li abbiamo percorsi tutti. Con un piccolo dettaglio: non c’è stato allenamento dove non abbiamo incontrato la NEVE! Bello bello! Il trail è la neve, il freddo, il vento, il fango, tanta tantissima acqua (e cmq da anni sostengo che la neve e il fango siano solo uno stato mentale…nessuno mi crede!!!!).

Ma non voglio dilungarmi ulteriormente perché passano i due mesi di ferrea preparazione atletica con Gigio che come di incanto mi ritrovo i 25 aprile anziché in vacanza con gli amici (cosa che di solito faccio per il ponte), su un treno che mi porta a Pontremoli. Tutto il resto scorre supervelocemente…amici, abbracci, facce nuove, facce esperte, facce come la mia che timidamente chiedono “oh ma quello chi è”…”ahhhh sì sì” (e invece non ho capito niente!). Sono tutti campioni anche solo perché ci mettono la faccia e ci stanno provando.

La notte a Pontremoli passa insonnissima, è troppa l’agitazione. Tra me e me dico “scrivi un libro sulla resilienza, insegni la resilienza ai tuoi studenti e adesso? Se non ce la fai?”.[Nota dell’autore: il prossimo mese sarà in uscita il mio libro “La resilienza è una competenza dinamica e volitiva”, ed. Giappichelli]. No no dai dai ce la farai. Male, ma ce la farai.

Alla mattina alle 6 a Pontremoli faticavi a vedere la faccia dei partecipanti, e mentre mi avvicinavo alla consegna bagagli scambiando qualche timidissima chiacchiera con gli amici pensavo al titolo del mio libro “la resilienza è una competenza dinamica e volitiva”….quindi si può allenare e oggi è la miglior occasione che mi possa capitare. E’ volitiva…ci vuole tanta volontà…io ce l’ho tutta!!!! Ma gli altri mi sembra di più. Va beh…dettagli…piccoli dettagli. Non c’è tempo per i dettagli quando si devono macinare km!.

E intanto Paolo cominciava a schiarirsi la voce (era mattina presto d’altronde) e mi canticchiava nelle orecchie “basta resistere, basta ripetere, fissare un codice, così si fa, larilllalà!”.

Partenza, alle 6 puntuale. Si va..è tempo di chiudere cerchi, dimostrare ipotesi, testare teorie…quante cose devo fare mentre percorro questi 125 km!!!! Troppa roba!!!
Non voglio parlarvi delle crisi molteplici e simultanee che ho vissuto durante il percorso (se ci ripenso mi viene anche un po’ da ridere: ma come si fa al contempo essere tristi, tesi, preoccupati, euforici ma anche un po’ abbacchiati???)…e poi le crisi di freddo, di fame, di riso, di pianto, di ricordi (ma quanti ricordiiii!!!!!!!!)….eh no ma quanto sono complessa io ? ma quanto??? Leggerezza Franca leggerezza. Paolo dai dai aiutami : “basta resistetere, basta ripetere, fissare un codice, così si fa”!

Le ore corrono veloci, l’orologio dimentichi di averlo ….sono già ad Osacca…mamma che acqua che c’è! Bello però…io amo correre sotto la pioggia anche se Gigio, compagno di viaggio, si gira e mi guarda e mi fa ”oh ma tu non stai mica bene?”
Avanti avanti, non sto bene. Ma se non sto bene significa che sono viva e se sono viva ……… posso continuare. Si macinano km, si arriva a Bardi che io associo con il minestrone con il riso più buono del mondo. Cambio veloce d’abito, cerotti sulle vesciche (robe da rendere ricco un farmacista locale!!!!) e poi via!!!!!!! Via il Lama…eh eh maledetto ti conosco a stramemoria (in allenamento l’ho fatto 4 volte!!!)…stavolta vinco io (troppa spavalderia eh…dai ….forse – ho detto forse – stavolta vinco io). Saliamo bene….al mio passo non a quello di Gigio. E dai dai che c’è la tenda del Fontanone….sììììì the caldo!!!! Basta vento per 5 minuti!!!Biscotti! Quello che ci vuole per ripartire di gran passo verso la Sella dove alle 6:50 siamo stupiti da uno spettacolo che ti lascia senza fiato. Che ti devi fermare e ammirare: l’alba!!!!!!

Piccola pregherina veloce mentre sfrutti il piano per accellerare…dai ci siamo! Gigio fa il passo!!!! Ci siamo!!!! Faggeto di Coli…manca pochissimo. Sì ….manca pochissimo ma al mio colpo di sonno! Ohdddddio! Come faccio IO HO SONNO. Ma sonno vero!!!! Cammina cammina dai non mollare…..ci siamo!

E qui che ricorro a un piccolo trucco poi neanche tanto segreto: ogni volta che ho sentito la crisi cercavo il ricordo del profumo dei capelli di Lorenzo, il mio piccolo nipotino i 8 mesi (nota: avete mai annusato i capelli di un neonato, ecco…se non avete mai avuto questo privilegio, fatelo!!!!). Cavoli, funziona!!!! Dai Lori che a quest’ora stai dormendo nella culla tra mamma e papà, corri un po’ con me:-).

Gli ultimi km sono tecnicamente molto difficili da fare tutti in discesa e con il fango (grazie bacchette del Gigio, grazie!). Ancora pochi km e poi si vede Bobbio: la meta! Ci siamo!!!! Ponte infinito, interminabile, ma hanno per caso spostato Bobbio? E poi alla fine la Piazza. Ci siamo…è finita. Gigio, io e Paolo (Conte) siamo arrivati! “Basta resistere, basta ripetere, fissare un codice: cosi si fa”!!!

Grazie Signora Abbots….ora il mio limite è 125 km più in la!!!

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Categorie: The Abbots Way 2014 | Lascia un commento

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