L’Abbots di Rob Insubria Sky Team

Il fango ti sporca.
Il fango ti appesantisce. Ma il fango sa anche purificare, gli animali e il sentiero francigeno lo sanno bene!
La Via degli Abati ripercorre antiche strade, saperne anche solo in parte la storia mi ha reso piccolo piccolo: quante persone con ruoli e obiettivi ben più importanti l’hanno attraversata?
Durante il briefing è stato detto che nell’arco dei secoli il percorso è stato affrontato da persone che dovevano sfuggire da attacchi barbarici e di brigantaggio ma noi non siamo qui per scappare, anzi, per inseguire qualcosa.
Un qualcosa di diverso per ciascuno di noi: per Ale il ricordo di una persona scomparsa, per Paolo la sensazione di libertà che la montagna sa regalargli, per Robi e Cinzia la condivisione di momenti unici con i propri amici, e per me?
Io inseguo il futuro me, accumulo esperienze e avventure come questa per scoprire i miei limiti e conoscere posti che mai avrei visitato.
È stata una gara completa in tutti i sensi, sia sotto il profilo fisico che emotivo, mettendo a dura prova le gambe e non solo.
La partenza della navetta che da Bobbio ci avrebbe portati a Pontremoli già anticipa il clima di festa, il gruppo unito aumenta con il passare delle ore tant’è che la prenotazione in pizzeria per venti persone diventa presto di venticinque, trenta e infine trentacinque come un vortice che attira a sè tutto lungo il suo cammino.
Segue un briefing in un spettacolare Teatro della Rosa e una sistemazione per la notte che profuma già di avventura: vengo a sapere che la palestra dove si dormirà ospita quella sera una partita di pallavolo, inutile dire i disagi che ne sarebbero conseguiti! Io e Andrea decidiamo di chiedere asilo al seminario dove vengono accolti i pellegrini e ci viene data una soluzione di ripiego che accettiamo ben volentieri.
La sera del pre-gara continua con una pizzata e tante risate, nessuno parla della gara se non qualche accenno con Matteo e alcuni consigli di Cinzia.
La sveglia suona alle 4.00 e alle 5.30, dopo aver caricato i bagagli per Bobbio e la borsa del cambio per Bardi, siamo nella piazza centrale della partenza; clima tranquillo, visi assonnati con qualche preoccupazione ma in linea di massima tutti sorridenti.
Si parte!
Il gruppo di testa parte a ritmo impressionante mentre a seguire si crea la formazione che, salvo qualche abbandono, sarà quella con cui correró fino a metà gara. Il caldo incomincia a sentirsi già dopo tre ore ma l’andatura è calibrata e intelligente, è Roberto a dettarla, ormai dopo molte edizioni sa perfettamente come gestirla e la regola che vige sembrerebbe quella di arrivare a Bardi riposati e in forze perchè da lì inizierà la parte più difficile.
Siamo in quattro ad arrivare a metà percorso: Roberto, Cinzia, Paolo ed io. Il duo Tecnica riprende senza sosta la corsa mentre io e Paolo ci dirigiamo verso la palestra per cambiarci e fare rifornimento. I primi sono transitati da dieci minuti ma sono informazioni che scivolano davanti ai tuoni, il vento e il Monte Lama di fronte a me.
Nella seconda parte di gara viene abbandonato il clima di festa, ora sono solo, inizia una pioggia battente e qualche chicco di grandine destano preoccupazione. Sento molto freddo e devo coprirmi con il telo termico per non tremare, mi maledico per non aver preso la maglia a maniche lunghe al cambio!
La salita infinita del Lama finisce e durante la fangosa discesa smette anche di piovere, è passata un’ora ma è sembrata un’eternità in cui la voglia di mollare il colpo è stata tanta ma sono convinto di potercela fare. Sono caduto spesso nel fango ma il volo migliore è stato nelle cosiddette ‘piscine’ ossia sentieri perennemente infangati, in cui sono entrato di testa, l’anno prossimo triathlon eh.
Al tramonto ho ritrovato la compagnia di alcuni soci della prima parte, Paolo e Ivano, grandi persone con cui ho affrontato le ultime ore di viaggio. Senza intoppi e con leggerezza abbiamo visto scendere la notte e affrontata con un ritrovato sorriso. La magia di gare così lunghe è sentire vicine persone che si conoscono da poche ore e vedere insieme le luci di Bobbio ha reso un miraggio comune la realizzazione di un qualcosa di grandioso. Ivano rallenta nei km finali lungo la discesa di un insidioso canalone mentre io e Paolo decidiamo di arrivare insieme, tagliamo il traguardo in 17h15′ e la gioia più grande è ritrovare i compagni della prima parte di gara: Alessandro il vincitore, Andrea, Cinzia e Roberto come una famiglia che si riunisce.
Questo non è sport, è ben oltre, lo spirito di condivisione, di amicizia e di sfida creato dall’Abbot’s Way è stato unico, grazie.

Rob
Insubria Sky Team

Annunci
Categorie: Gare Trail, The Abbots Way 2014 | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: