Umberto Ferri – Considerazioni sull’esperienza di Pacer AW2014

L’esperienza da pacer è stata complessivamente positiva, forse perché finire una gara di 125 km è sempre un successo!!!
Quando si vive una nuova esperienza, ci sono sempre, aspetti negativi e positivi.
Aspetti negativi Difficoltà nel creare un gruppo di persone che non si conoscono, che possano resistere tanto tempo insieme in situazioni abbastanza estreme. Correre/camminare ad un ritmo più basso di quello proprio. Dover fare delle scelte, come seguire la maggior parte del gruppo e lasciare indietro il più lento, o stare insieme al più lento, non sapendo se sarà in grado di arrivare fino al traguardo, e lasciare il resto del gruppo. Superare i momenti difficili sapendo che si stà facendo dei sacrifici per persone che non conosci, e che forse non si stanno rendendo conto di quello che stai facendo.

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Aspetti positivi  Far vivere l’esperienza di correre una gara di 125 km in compagnia, a chi si presenta alla partenza da solo! Sentirsi ringraziare di qualche consiglio dato. Sapere di essere servito a far terminare la gara, almeno ad un concorrente. Aver assistito persone in momenti di difficoltà. Il sentirsi dire “…bell’iniziativa..” da molti concorrenti. Conoscere persone nuove. Sentirsi autorizzato a chiedere a tutti i concorrenti incontrati “ come va’?” e allo stesso tempo capire dalle risposte e dagli sguardi che fa piacere ricevere un’attenzione, essere considerati.
Durante la gara, negli ultimi km, ero demoralizzato per come mi ero immaginato questa esperienza, e per come invece stava terminando, ma come è sempre successo fino adesso, una volta arrivato i pensieri sono cambiati. Ho voluto rifare per la terza volta questo percorso, perché mi ha sempre dato l’idea del viaggio più che di una gara, e me ne sono convinto ancora di più dopo aver ascoltato le parole di don Lorenzo al briefing. Questa edizione mi ha insegnato che una gara/viaggio, e in particolare questa è paragonabile alla vita di tutti i giorni, si parte da un punto per arrivare ad un altro, si parte che siamo una persona, e arriviamo che siamo un’altra. Aiutare gli altri ci fa sentire importanti, utili, ma bisogna ricordarsi sempre di non aspettarsi niente in cambio, se poi arriva un complimento o un ringraziamento è qualcosa in più. E’ stata un’esperienza che rifarei perché a distanza di alcuni giorni, provo ancora forti emozioni.

Ringrazio tutti i miei comapagni di viaggio, da chi è arrivato a Bobbio a chi si è dovuto fermare prima, tutti i volontari e in particolare Armando ed Elio che mi hanno dato la possibilità di vivere questa nuova esperienza, grazie!

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Categorie: The Abbots Way 2014 | Lascia un commento

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